Aberdeen ritiene che l’Asia sarà protagonista della crescita globale nel 2010, trainando anche altri mercati emergenti. Sebbene i paesi sviluppati continuino a risentire negativamente degli effetti dell’indebitamento fiscale, l’Asia continuerà a distaccarsi da questi a fronte dell’aumento della domanda interna e della minore dipendenza dalle esportazioni.
Ciò non significa che se l’Occidente registra un calo, l’Asia non ne risentirà. Le economie regionali dipendono ancora in una certa misura dalla domanda proveniente dall’Occidente relativamente alle proprie esportazioni di prodotti manufatti nonché per i loro investimenti esteri fissi e di portafoglio. La dipendenza si riflette nell'importazione della politica monetaria USA molto permissiva attraverso tassi di cambio fissi. Le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina sono state ostacolate dal protezionismo mentre si intensificano le pressioni per la rivalutazione dello yuan cinese. Per i paesi che non esercitano controlli sui capitali, prevediamo che l’inflazione dei prezzi al consumo determinerà comunque un inasprimento monetario. Nell’eventualità di un aumento dei prezzi a fronte di una domanda interna più solida (invece di cambiamenti di prezzo sul lato offerta), tali sviluppi saranno comunque positivi.
D’altro canto, Aberdeen ritiene che la maggiore domanda interna (in Asia) sarà in grado di compensare la debolezza delle economie emergenti e determinerà la crescita del prossimo decennio. Inoltre, la passata dipendenza dell’Asia dalle esportazioni continua a diminuire in quanto paesi come Cina, Taiwan e Corea hanno affinato le loro capacità di produrre i loro beni strumentali.
Inoltre, sebbene la crescita economica in Asia abbia senza dubbio risentito del crollo della domanda proveniente dall’Occidente, i sistemi bancari asiatici si sono mantenuti forti, a fronte della ricostruzione effettuata in seguito alla crisi finanziaria della fine degli anni ’90. Pertanto, a fronte della stagnante domanda proveniente dai paesi sviluppati, i governi della regione sono stati in grado di incentivare la propria domanda attraverso il credito bancario interno (nonché la spesa pubblica). La debolezza dell’Occidente potrebbe anche rivelarsi, paradossalmente, positiva per le economie asiatiche nella misura in cui generalmente non sono state in grado di soddisfare una robusta domanda interna ed esterna contemporaneamente. Potrebbe anche verificarsi una minore pressione sui prezzi delle materie prime, per le quali le economie regionali sono competitive.
Sebbene i mercati azionari, e quindi la maggior parte delle asset class, siano stati fortemente correlati nell’ultimo biennio, in cui il 2009 che ha sostanzialmente rappresentato un’inversione di tendenza rispetto al 2008, consideriamo il 2010 come l’anno in cui gli investitori iniziano a rilevare le differenze tra settori e paesi.
Dal punto di vista di un portafoglio regionale, continuiamo a preferire la qualità delle società indiane rispetto a quelle cinesi a fronte della loro solidità patrimoniale e della buona gestione. Per contro, sebbene la Cina appaia destinata ad aprire la strada da una prospettiva top-down, la positiva congiuntura macroeconomica non si riflette sempre a livello societario e preferiamo ottenere un’esposizione sulla Cina attraverso le solide società di Hong Kong con un’esposizione sulla Cina. Apprezziamo inoltre le società di Singapore a fronte della loro qualità e gestione predente e della loro portata regionale.
Da una prospettiva settoriale, siamo convinti sostenitori della crescita interna di queste economie e continuiamo pertanto ad essere sovrappesati sui servizi finanziari.
“Riteniamo che le economie asiatiche continueranno a registrare ottimi progressi nel 2010, dato che la loro crescita e posizione quali leader nella crescita globale è sostenuta dalla domanda interna e non dalla dipendenza dalle esportazioni. Tuttavia, la recente crescita degli utili societari nel 2009, favorita da fattori una tantum come la riduzione dei costi e la ricostituzione delle scorte, sarà difficile da ripetere in assenza di un miglioramento più profondo della redditività.
“Al contempo, sebbene le economie asiatiche continuino a distaccarsi dalle altre, non sono immuni dagli effetti dell’indebitamento fiscale delle economie sviluppate e dalla conseguente pressione sui governi di eliminare i pacchetti di supporto e incentivazione, con maggiore rischio di una ricaduta economica.
“In tale contesto, riteniamo che il nostro approccio di selezione dei titoli sia particolarmente rilevante. Le nostre partecipazioni ben gestite sono solide dal punto di vista finanziario e, nel corso dell’anno, dovrebbero continuare ad essere più interessanti rispetto ai competitor più deboli. Sebbene in termini assoluti le valutazioni non siano più convenienti, riteniamo che la regione meriti un premio maggiore per riflettere la solidità dei suoi fondamentali compresi i bassi livelli di indebitamento personale, societario e pubblico”.